L’eredità viva di Giovanni Scambia nella Giornata mondiale dei tumori ginecologici

Ogni anno, in Italia, migliaia di donne ricevono una diagnosi di tumore ginecologico. Secondo I numeri del cancro in Italia 2024 (AIOM – AIRTUM) e Globocan 2022, si stimano oltre 8.600 nuovi casi di tumore dell’endometrio, circa 5.000 di tumore dell’ovaio e 2.400 di tumore della cervice uterina.

Numeri che parlano di progressi, ma anche di fragilità: la mortalità si riduce, eppure persistono disuguaglianze territoriali, ritardi diagnostici e accesso non uniforme alle terapie innovative.

È in questo scenario che, nella Giornata mondiale dei tumori ginecologici, il pensiero non può che andare a Giovanni Scambia, scomparso prematuramente sette mesi fa.

Al Policlinico Gemelli ha diretto per decenni l’Unità Complessa di Ginecologia Oncologica, introducendo tra i primi in Europa la chirurgia robotica e mininvasiva e coordinando studi su farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapia. Ha anticipato la medicina di precisione genetica, sviluppato reti multidisciplinari oggi considerate modello nazionale e firmato oltre 1.100 pubblicazioni scientifiche, contribuendo a portare il Gemelli tra i centri di eccellenza internazionale. Fino agli ultimi giorni ha continuato a lavorare come Direttore Scientifico della Fondazione, con la stessa dedizione e passione che lo hanno sempre contraddistinto.

Ma il suo lascito più profondo non è scritto nei protocolli: è custodito nelle persone.

Ha formato intere generazioni di giovani ginecologi oncologi, oggi alla guida di reparti e centri di ricerca in tutta Italia. Chi ha lavorato al suo fianco lo ricorda come un maestro generoso, capace di ascoltare, trasmettere fiducia e, anche in un tempo che spesso sottrae, saper riconoscere e coltivare i talenti.

Li rendeva protagonisti, spronandoli a osare senza mai spegnerne l’entusiasmo. Un’intelligenza pragmatica fuori dal comune gli permetteva di unire visione e concretezza con naturalezza disarmante. Leggeva la complessità senza lasciarsene travolgere, scegliendo ogni volta ciò che poteva davvero aiutare, lì e subito, chi aveva davanti. Era convinto che l’eccellenza scientifica non potesse esistere senza luoghi che si prendano cura di chi cura: ambienti che valorizzino le competenze, sostengano la motivazione e favoriscano la crescita continua.

Con questa visione ha trasformato un’équipe in una comunità professionale coesa e appassionata, capace di affrontare la complessità clinica senza mai perdere di vista ciò che conta di più: la persona.La sua presenza calma, la voce bassa, lo sguardo diretto che sapeva dire la verità senza togliere speranza. Molte pazienti raccontano di essere uscite dal suo studio più leggere anche senza una buona notizia, perché si sentivano comprese e accompagnate Nel 2020, ospite a Sottovoce di Gigi Marzullo, spiegava che il filo rosso della sua vita era stato quello di «trasmettere un messaggio»: non lasciare solo risultati, ma costruire qualcosa che continuasse a vivere nelle persone curate e in quelle formate.

La Giornata mondiale dei tumori ginecologici ci ricorda che la ricerca non è solo tecnologia o numeri, ma anche capacità di dare: futuro, speranza, alle pazienti e ai professionisti la forza di andare avanti.