Fondazione Giovanni Scambia: a Roma nasce un nuovo presidio tra ricerca, cura e visione

C’è un silenzio particolare, nelle grandi occasioni. Un silenzio che non pesa, ma prepara. È lo stesso che ha accompagnato la presentazione della Fondazione Giovanni Scambia, nell’Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: uno spazio carico di significato, che per anni ha accolto il pensiero, il lavoro e la vita del professore.

La sala gremita, l’emozione composta, la presenza compatta della comunità scientifica: ogni elemento restituiva il senso di una continuità che oggi diventa impegno collettivo. La Fondazione nasce con una missione chiara e ambiziosa: sostenere la ricerca oncologica, rafforzare la prevenzione, promuovere la diagnosi precoce e formare le nuove generazioni. Un progetto che estende la visione del professor Scambia oltre i confini della ginecologia oncologica per abbracciare alcune delle sfide più complesse del nostro tempo: tumori del pancreas, del polmone, del cervello e delle ovaie.
Territori clinici difficili, dove la ricerca può davvero cambiare il destino delle persone. Ed è qui che la Fondazione intende agire attraverso programmi di ricerca dedicati, iniziative di prevenzione, borse di studio e percorsi formativi rivolti ai ricercatori di domani.

A guidare la serata è stata Annalisa Manduca, giornalista e voce autorevole della divulgazione sanitaria italiana. La sua conduzione non è stata semplice moderazione, ma una narrazione capace di intrecciare memoria e futuro, restituendo la profondità umana e professionale del professore.

Tra i momenti più intensi, le parole della moglie Emma e della figlia Luisa hanno riportato al centro la dimensione più autentica di Scambia:
«Trasformare il dolore in un progetto per gli altri è il modo più vero di continuare ciò che lui ha sempre fatto.» Un pensiero che racchiude l’essenza stessa della Fondazione: trasformare una perdita in possibilità; farne strada per chi verrà.

Le istituzioni hanno riconosciuto la portata del progetto. La ministra dell’Università e della Ricerca, Annamaria Bernini, ha ricordato il valore formativo del suo insegnamento:
«Non ha trasmesso solo tecnica: ha insegnato un modo di essere medici. Con attenzione, rispetto, umanità.»

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha sottolineato il valore strategico della ricerca:
«Sostenere la ricerca è un dovere e una necessità. Questo progetto ha una forza che merita accompagnamento e sostegno.»

Un messaggio del ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha aggiunto una testimonianza di stima profonda:
«Ha aperto strade nella ricerca, generato conoscenza e possibilità nuove. Un maestro capace di visione e concretezza.»

Nel corso dell’evento è stato presentato anche il Comitato Scientifico, composto da figure di primo piano: Francesco Cognetti, Raffaele Landolfi, Evis Sala, Diego Gigliotti, Francesco La Cava, Alberto Mattei, Domenica Lorusso, Stefania Boccia. Una squadra che conferma la natura della Fondazione: non un organismo commemorativo, ma una piattaforma operativa, autorevole e strategica, capace di orientare la ricerca, definire priorità e generare impatto reale.

Il mondo accademico e quello clinico hanno reso omaggio alla sua visione. La rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, ha ricordato la capacità del professore di coniugare concretezza e visione: «Scambia è stato un visionario dal tratto concreto. Ha creduto profondamente nelle nuove generazioni. La Fondazione è il modo più autentico per onorare ciò che ci ha lasciato.»

Il presidente della Fondazione Policlinico Gemelli, Daniele Franco, ha sottolineato l’eredità scientifica e umana che il professore ha costruito:
«Ha unito rigore scientifico, innovazione e umanità. Il suo lascito più prezioso è la sua scuola, che continua a portare avanti competenza e valori.»

Franco ha ricordato anche uno dei suoi sogni più significativi: trasformare la Caserma Olivelli in un centro dedicato alla ricerca. Un obiettivo che oggi entra a far parte della visione della Fondazione.

Dopo la proiezione del docufilm, Annalisa Manduca ha chiamato sul palco tutto il team del professor Scambia. Un’immagine potente: passato, presente e futuro che si incontrano nella stessa cornice, simbolo di una continuità che non si interrompe ma evolve, portando avanti la sua scuola e il suo modo di intendere la cura. La Fondazione Giovanni Scambia non nasce per custodire un ricordo, ma per amplificarlo.

È un modello culturale, prima ancora che clinico: un modo di intendere la cura che unisce ricerca, etica, formazione e attenzione alla qualità della vita. Perché, come la serata inaugurale ha mostrato con chiarezza, questa Fondazione non è solo un’istituzione: è una comunità che cresce. Una comunità che si muove insieme verso ciò che il professor Scambia ha sempre indicato con il suo lavoro e il suo esempio: la possibilità.