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	<title>umanità &#8211; Fondazione Giovanni Scambia ETS</title>
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	<description>Meravigliamoci dei progressi</description>
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	<title>umanità &#8211; Fondazione Giovanni Scambia ETS</title>
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		<title>Cinque verbi greci per raccontare un uomo che ha fatto della cura un atto di visione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giusy Palermo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2025 09:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[umanità]]></category>
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<p>Ci sono parole che non si limitano a dire ma contengono un mondo. In greco, ὁράω significa “vedere”, eppure dietro quel verbo semplice si nasconde un intero viaggio dello sguardo. I Greci non concepivano il vedere come un gesto improvviso ma come un cammino.</p>



<p>Cinque tempi, cinque metamorfosi della visione, cinque modi di incontrare la realtà. E in ognuno di essi si può riconoscere qualcosa di Giovanni Scambia, l’uomo che ha insegnato agli occhi a pensare e al pensiero a diventare cura.</p>



<p>Nel presente di ὁράω c’è lo sguardo che si ferma, che osserva senza giudicare. È il momento della presenza, il tempo del qui e ora, dove il vedere coincide con l’ascoltare. Il suo sguardo sapeva restare, posarsi sui volti con rispetto, senza fretta, come chi sa che ogni persona è un mistero che merita attenzione. Nel suo modo di guardare non c’era distanza ma partecipazione. Non chiedeva parole perché bastava la presenza. Così insegnava che la cura comincia proprio da lì,dallo sguardo che riconosce e accoglie,perché la prima forma di guarigione è sentirsi visti.</p>



<p>Poi arriva εἶδον, il “vidi”. È il lampo dell’intuizione, l’istante in cui la realtà si apre di colpo come uno spiraglio nella notte.Aveva il dono di vedere prima di capire.Nei momenti decisivi, quando la vita chiedeva lucidità e coraggio,il suo sguardo precedeva il pensiero.Era l’intelligenza che nasce dal cuore, quella che non analizza soltanto ma riconosce.E in quel lampo, spesso, trovava la decisione giusta,quella che orienta, che salva, che restituisce senso.</p>



<p>Nel perfetto οἶδα, che letteralmente significa “ho visto” ma si traduce con “so”,abita la conoscenza che nasce dall’esperienza.È il sapere che resta, il frutto di ciò che si è visto e attraversato.E Giovanni aveva visto tanto, la vita e la morte, la paura e la rinascita, la fragilità e la speranza.Da ogni incontro traeva una lezione, da ogni dolore un significato, da ogni sorriso una ragione per continuare. Il suo sapere non era solo scienza,era conoscenza.</p>



<p>Poi c’è ὤφθην, “mi apparve”. È la forma passiva del vedere, la visione che si riceve.È la vita stessa che si mostra quando non siamo noi a cercarla ma lei a venirci incontro. A lui accadeva spesso.Riconosceva il sacro nelle piccole cose, in un gesto gentile, in un volto stanco, in una parola buona.Sapeva che la bellezza non si conquista, si accoglie.E quando la vita gli si rivelava, la restituiva al mondo con semplicità,come chi non trattiene la luce ma la lascia passare.</p>



<p>Infine c’è ὄψομαι, “vedrò”.Il verbo del futuro, della promessa, dell’eredità.È il vedere che continua, il filo che non si spezza.Perché chi ha incontrato Giovanni Scambia continua a vedere attraverso il suo sguardo.Nelle pazienti, nei colleghi, negli amici,il suo modo di guardare vive ancora come un cammino che non si interrompe.Ha lasciato a chi resta la capacità di riconoscere la luce anche quando sembra nascosta,perché la sua visione non finisce con gli occhi ma continua nei cuori.</p>



<p>E poi, come alla fine di un film, restano le immagini,resta l’impressione che qualcosa continui anche dopo la fine.Chi lo ha conosciuto sa che il suo sguardo non si dimentica.Era un modo di guardare che curava, che accoglieva, che restituiva dignità e bellezza. Ora quello sguardo vive nei gesti di chi lo ha incontrato,nelle parole che ha seminato, nelle scelte che continuano il suo cammino.Perché ci sono persone che non si spengono,continuano a vivere negli occhi di chi ha imparato da loro a guardare.</p>



<p>E nel silenzio che segue ogni grande storia<br />ci basta chiudere gli occhi<br />per sentirla ancora.</p>


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		<title>Dare come verbo della cura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Pozzilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 11:16:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[L’eredità viva di Giovanni Scambia nella Giornata mondiale dei tumori ginecologici Ogni anno, in Italia, migliaia di donne ricevono una diagnosi di tumore ginecologico. Secondo I numeri del cancro in [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>L’eredità viva di Giovanni Scambia nella Giornata mondiale dei tumori ginecologici</strong></p>



<p>Ogni anno, in Italia, migliaia di donne ricevono una diagnosi di tumore ginecologico. Secondo I numeri del cancro in Italia 2024 (AIOM – AIRTUM) e Globocan 2022, si stimano oltre 8.600 nuovi casi di tumore dell’endometrio, circa 5.000 di tumore dell’ovaio e 2.400 di tumore della cervice uterina.</p>



<p>Numeri che parlano di progressi, ma anche di fragilità: la mortalità si riduce, eppure persistono disuguaglianze territoriali, ritardi diagnostici e accesso non uniforme alle terapie innovative.</p>



<p>È in questo scenario che, nella Giornata mondiale dei tumori ginecologici, il pensiero non può che andare a Giovanni Scambia, scomparso prematuramente sette mesi fa.</p>



<p>Al Policlinico Gemelli ha diretto per decenni l’Unità Complessa di Ginecologia Oncologica, introducendo tra i primi in Europa la chirurgia robotica e mininvasiva e coordinando studi su farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapia. Ha anticipato la medicina di precisione genetica, sviluppato reti multidisciplinari oggi considerate modello nazionale e firmato oltre 1.100 pubblicazioni scientifiche, contribuendo a portare il Gemelli tra i centri di eccellenza internazionale. Fino agli ultimi giorni ha continuato a lavorare come Direttore Scientifico della Fondazione, con la stessa dedizione e passione che lo hanno sempre contraddistinto.</p>



<p>Ma il suo lascito più profondo non è scritto nei protocolli: è custodito nelle persone.</p>



<p>Ha formato intere generazioni di giovani ginecologi oncologi, oggi alla guida di reparti e centri di ricerca in tutta Italia. Chi ha lavorato al suo fianco lo ricorda come un maestro generoso, capace di ascoltare, trasmettere fiducia e, anche in un tempo che spesso sottrae, saper riconoscere e coltivare i talenti.</p>



<p>Li rendeva protagonisti, spronandoli a osare senza mai spegnerne l’entusiasmo. Un’intelligenza pragmatica fuori dal comune gli permetteva di unire visione e concretezza con naturalezza disarmante. Leggeva la complessità senza lasciarsene travolgere, scegliendo ogni volta ciò che poteva davvero aiutare, lì e subito, chi aveva davanti. Era convinto che l’eccellenza scientifica non potesse esistere senza luoghi che si prendano cura di chi cura: ambienti che valorizzino le competenze, sostengano la motivazione e favoriscano la crescita continua.</p>



<p>Con questa visione ha trasformato un’équipe in una comunità professionale coesa e appassionata, capace di affrontare la complessità clinica senza mai perdere di vista ciò che conta di più: la persona.La sua presenza calma, la voce bassa, lo sguardo diretto che sapeva dire la verità senza togliere speranza. Molte pazienti raccontano di essere uscite dal suo studio più leggere anche senza una buona notizia, perché si sentivano comprese e accompagnate Nel 2020, ospite a Sottovoce di Gigi Marzullo, spiegava che il filo rosso della sua vita era stato quello di «trasmettere un messaggio»: non lasciare solo risultati, ma costruire qualcosa che continuasse a vivere nelle persone curate e in quelle formate.</p>



<p>La Giornata mondiale dei tumori ginecologici ci ricorda che la ricerca non è solo tecnologia o numeri, ma anche capacità di dare: futuro, speranza, alle pazienti e ai professionisti la forza di andare avanti.</p>



<p>&nbsp;</p>
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